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Una storia dopo la fine
"La realtà, per come viene conosciuta, esiste grazie ad un osservatore che la costruisce."
Di tutte le convinzioni che l’uomo ha attraversato nel corso delle varie epoche, ce n’è una più dura, persistente e convincente delle altre: essere un corpo con un’entità all’interno, la quale – il più delle volte – rimane vaga e indefinita, ma dotata di un nome, un cognome, un’età misurabile anagraficamente o attraverso la vecchiaia biologica (che quasi mai corrisponde a quella anagrafica), con acciacchi e malattie al seguito.
Questa entità, secondo la credenza popolare, possiede un carattere, delle preferenze, delle paure e dei desideri; ma soprattutto pensa, senza ombra di dubbio, di avere un totale libero arbitrio con cui scegliere ogni aspetto della propria vita.
Ed ecco che la famosa realtà prende una piega completamente diversa da ciò che è, poiché diventa personalizzata, ritagliata su misura per ogni fruitore che nasce nella manifestazione.
L’unità accade, l’ego la interpreta e la sua personale realtà prende forma.
La non dualità potrebbe essere riassunta e chiusa definitivamente in quattro sole parole: non esiste nessun sé.
Ascoltata con le orecchie di un io, questa non è che l’ennesima frase su cui costruire intricati sistemi di pensiero, utili solo a edificare problemi e relative soluzioni.
Ma allora, se non c’è un io, come può continuare una storia dopo la fine?
Quando l’assoluto non duale si libera dalla contrazione illusoria e viene visto per ciò che è, la storia apparente continua così come procedeva. Non ci sono interruzioni, per come la mente le immagina, poiché un personaggio illusorio non può avere un inizio e una fine concreti.
Non avrebbe neppure senso parlare di assoluto per poi eliminare qualche possibilità dall’equazione, perché ciò non farebbe altro che rimarcare l’idea di qualcosa di separato dall’assoluto; ma nulla può essere separato per definizione, in quanto tutto ciò che c’è è appunto uno, compresa l’illusione di un personaggio con una storia che continua comunque a scorrere.
Il miglior esempio è quello di un sogno.
Quando vi trovate all’interno di un sogno, tutto ciò che il sognatore crea viene accettato come un dato di fatto. Il sogno inizia ed è già avviato e completo dal punto di vista relativo, ma dal punto di vista assoluto nulla è mai iniziato e nulla mai finirà, poiché il sogno, con tutto il suo contenuto, non è altro che un elaborato e fantastico costrutto.
Non c’è mai stato un prima né mai ci sarà un dopo, ma nel sogno questo non può essere saputo, perché il sognatore accetta ciò che trova al suo interno come un dato di fatto, compreso sé stesso, la propria forma, le proprie qualità, lo spazio e lo scorrere del tempo.
Qualsiasi cosa all’interno del sogno non viene messa in discussione: viene semplicemente accettata per quella che è, come una verità assoluta. Potrebbero esserci auto volanti, palazzi di cristallo, fiori parlanti e migliaia di donne che cadono ai vostri piedi nonostante siate stempiati ed enormemente sovrappeso. Tutto viene accolto normalmente, senza alcuna eccezione.
Ma cosa accade quando vi svegliate?
Aprite gli occhi, contenti o spaventati, e ogni cosa finalmente appare per ciò che era.
La prima cosa che si nota è che non c’è alcun lasso di tempo tra il risveglio e la comprensione della totale assurdità del sogno e di tutto ciò che conteneva, nonostante continuiate a stupirvi del fatto che fosse più reale del reale. Non dovete pensarci: non è questione di ragionamento. C’è semplicemente un’intuizione istantanea, senza lavoro mentale. È lampante e ovvio che fosse tutto irreale, insieme a qualsiasi altra cosa contenuta al suo interno: esperienze, gioia, amore, odio, paura, senso di inferiorità, inadeguatezza, ogni cosa e ogni situazione, persino quelle che sembravano più insormontabili.
La seconda cosa che si nota è che non esiste una regola su come e quando svegliarsi, così come non c’è stata per addormentarsi. Accade senza motivo, nel bel mezzo del sogno: dunque è senza causa. Può accadere mentre attraversate la strada, mentre qualcuno vi rincorre per accoltellarvi, mentre volate e poi precipitate verso il suolo, mentre fate sesso, durante una passeggiata o semplicemente mentre siete seduti in contemplazione su una panchina.
Per metafora, il risveglio dal sogno è la morte del corpo biologico, ossia il trapasso dopo la fine della storia.
Ma c’è un’altra possibilità, per chi ha già vissuto questa esperienza: il sogno lucido.
Questo tipo di sogno si differenzia dall’altro per una sola ragione: vi rendete conto di stare sognando senza svegliarvi. La non dualità, o liberazione, è esattamente la stessa cosa. È per questo che, dal punto di vista non duale, si dice che tra chi dorme e chi si è svegliato non c’è differenza, se non nel punto di vista.
C’è semplicemente la caduta istantanea del sognatore all’interno del sogno, e tutto appare per ciò che è: il sognatore e il sogno sono esattamente la stessa cosa.
Ed ecco che tutto diventa apparente, compreso l’io, nonostante il sogno continui così com’era, pur sapendo che un’illusione non può avere né un inizio né una fine.
Quando vi svegliate dal sogno è chiaro e lampante che era tutto illusorio; la stessa cosa accade nel sogno ancora in corso, ma con una differenza: l’io è morto prima che arrivasse la morte del corpo biologico. Così tutto viene visto per ciò che è mentre il sogno continua a scorrere.
All’interno del sogno esistono infinite esperienze, molte realizzazioni personali, cose meravigliose che possono accadere: incontri con esseri alieni, viaggi astrali, pratiche spirituali, canalizzazioni di entità più o meno elevate, fede cieca in qualsiasi cosa, la nascita di un figlio, ricchezza o povertà, gioia o sofferenza, relazioni appaganti. Ma per quanto elevate possano sembrare, nulla è liberatorio quanto l’osservare attraverso la storia stessa e vedere che c’è vacuità in assenza di un io che osserva.
Non perché lo sia davvero, ma perché manca quell’io che cercava la libertà con tanta insistenza.
Il personaggio, la sua vita, i disagi e i percorsi per alleviarli, e infine la famosa illuminazione, erano già la libertà che cercava sé stessa, travestita da qualcos’altro.
Con la caduta dell’io tutto passa in secondo piano, ma in qualche modo ne trae beneficio: ogni cosa osservata non è mai uguale alla precedente, è sempre fresca, attuale, e genera quel senso di meraviglia tipico dei bambini, senza la loro reazione plateale.
In parole povere, agli occhi della non dualità non c’è differenza tra vedere un’astronave che passa sopra la testa e osservare un fiore appena sbocciato. La meraviglia è dietro ogni cosa osservata: tutto è un miracolo, e la prerogativa di questo miracolo è la creazione incondizionata.
Spesso la non dualità viene scambiata per qualcosa di spirituale, solitamente di matrice orientale: indossare un saio, farsi crescere una barba bianca, sedersi in posizione del loto, accendere incensi, suonare campane tibetane, sorridere in modo ebete, pregare, essere umili, mangiare solo prodotti della terra, astenersi sessualmente, porgere l’altra guancia nonostante sia ormai arrossata dagli schiaffi.
Tutto questo è molto allettante quando c’è una personalità che si sente incompleta e crede di doversi guadagnare qualcosa chiamato illuminazione attraverso pesanti sforzi e continue delusioni. Ma non c’è nulla di più errato: la non dualità è l’essenza di tutte le cose, e non c’è modo di usare l’essenza a proprio vantaggio.
Così l’io, che non esiste, si mette in moto per cercare qualcosa di cui è già composto, che non è un’esperienza ma vacuità.
Tutto questo è un paradosso continuo e non può essere affrontato logicamente.
Quando la contrazione dell’io cade, diventa chiaro che nulla ha influito sulla fine del sogno e sulla caduta di un io che non è mai esistito. Così come sembrava iniziare, sembra finire; quindi, in realtà, non è mai iniziato né è mai finito nulla.
Non c’è nulla che possiate fare, né di materiale né di spirituale, perché non c’è letteralmente nessuno che stia facendo qualcosa.
Quando il sogno finirà, vedrete attraverso il personaggio che pensavate di essere e non potrete fare altro che ridere di tutto ciò che apparentemente è accaduto.
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