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La fine di una storia

"La storia che finisce è una storia che si chiude senza sipario, senza palcoscenico, senza pubblico e senza protagonista."

​Nel febbraio del 2025, in un giorno qualunque e durante una semplice camminata in solitudine, accade qualcosa di talmente inaspettato e incredibile da spingermi a rimettere in discussione tutto ciò che apparentemente era accaduto negli anni precedenti, compresi libri, argomenti e ogni appunto che avevo annotato o preso in considerazione.
 

L’evento - se così posso definirlo - è ciò che comunemente viene chiamato “liberazione” o, in modo più enfatico, “illuminazione”. Termini che, se decontestualizzati dalla situazione paradossale in cui un uomo, o un corpo-mente, può trovarsi, non fanno altro che generare pregiudizi e preconcetti senza fine, ma soprattutto fanatismo ai massimi livelli.
 

In poche parole, che cos’è questa illuminazione di cui molti parlano fin dall’alba dei tempi?
Nulla di più semplice: è il riconoscimento immediato e non causato della natura illusoria dell’io.

Perché è non causato?
Perché esistono miliardi di cause e motivi per perdere di vista la natura essenziale che siamo, e l'uomo ne percorre a centinaia ogni giorno, ma nessuna causa per ritrovarla. Non si può smarrire, infatti, ciò che si è sempre stati.

 

E qual è il punto essenziale?
Il perno centrale è questo: se l’io è un’illusione - e lo è sempre stato - allora chi è che riconosce ciò che accade e che viene chiamato illuminazione?

Nessuno. C’è ciò che c’è, ma non c’è nessuno che ne sia consapevole.
 

Ma allora, come si può parlare di illuminazione se non c’è alcun io che possa illuminarsi?
Infatti, non esiste niente del genere: l’illuminazione è l’ennesimo miraggio verso cui l’uomo è spinto a credere, proprio a causa della sua sensazione di aver perso qualcosa. Anche la sensazione di non essere illuminati, o di essere qualcuno che potrebbe diventarlo, è essa stessa illuminazione.

L'illuminazione è l'evento apparente visto da un personaggio che non è mai esistito.
 

L’illuminazione è la natura stessa delle cose; senza di essa, l’essere umano non potrebbe nemmeno percepire la propria illusoria separazione dal mondo, né avvertire la sensazione di aver perso qualcosa, né sentire il bisogno di muoversi alla ricerca di ciò che, in realtà, è sempre stato più vicino della stessa perdita.
 

Non c’è nulla da trovare: siete ciò che siete, e questo è già completo e perfetto così com’è.

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